La pelle scura ha una caratteristica che cambia tutto. REAGISCE.

Un’energia sbagliata, un acido troppo forte, un prodotto non adatto, e la risposta arriva sotto forma di una macchia nuova che resta mesi. Su una pelle chiara lo stesso errore spesso passa senza lasciare traccia. Qui no.

Ma vale anche il contrario, ed è la parte che quasi nessuno racconta. Quando il percorso è impostato bene, questa stessa reattività lavora a favore e i risultati arrivano prima di quanto arriverebbero su un fototipo basso.

Perché questa pelle si comporta in modo diverso

La differenza non sta nel colore ma nel modo in cui la pelle risponde agli stimoli.

Nei fototipi alti i melanociti sono più reattivi. Calore, attrito, infiammazione, un acido aggressivo, perfino un’irritazione banale possono spingerli a produrre melanina. È un meccanismo di difesa, non un difetto, ma quando viene attivato nel modo sbagliato lascia il segno. È quella che si chiama iperpigmentazione post infiammatoria, la complicanza più frequente della medicina estetica su queste pelli.

Cambiano anche altre cose. La ghiandola sebacea tende a essere più attiva, quindi l’acne compare più spesso. Le cicatrici hanno una tendenza cheloidea più marcata. Il rossore della rosacea si vede meno e per questo viene riconosciuto tardi. Le discromie sono spesso più profonde e stratificate, con più componenti presenti sullo stesso viso.

C’è però il rovescio della medaglia. La melanina che rende reattiva questa pelle è anche la sua protezione naturale, e su molte discromie i risultati arrivano in meno sedute di quelle che servirebbero su una pelle chiara. Chi arriva convinto di essere un caso difficile spesso scopre il contrario.

Non sono solo i laser a rovinare una pelle

Quando si parla di danni sui fototipi alti si pensa subito al laser. In clinica vediamo altrettanti casi che con il laser non c’entrano niente.

Peeling troppo profondi o ripetuti troppo spesso. Acidi scelti senza tenere conto del fototipo. Acido salicilico ad alte percentuali usato per mesi contro l’acne. Creme schiarenti comprate online o durante un viaggio e usate senza controllo. Routine costruite accostando cinque attivi aggressivi nella convinzione che di più significhi meglio.

Il risultato è quasi sempre lo stesso, una barriera cutanea sfiancata, un’infiammazione che non si spegne mai del tutto e un incarnato che si scurisce in modo diffuso, anche dove il problema iniziale non c’era. E finché resta l’infiammazione la macchia non se ne va, qualunque tecnologia si usi.

Per questo su molti pazienti il primo lavoro non riguarda affatto un apparecchio.

Acne e macchie, due problemi che arrivano insieme

Sui fototipi alti la ghiandola sebacea è più attiva, i follicoli si ostruiscono più facilmente e l’acne compare con una frequenza maggiore. Da qui nasce il resto.

Ogni lesione che si infiamma ha buone probabilità di lasciare una macchia scura che resta mesi dopo che il brufolo se n’è andato. La persona si ritrova a combattere due cose insieme, l’acne attiva da una parte e le discromie dall’altra, e molto spesso le seconde pesano più della prima.

Noi le trattiamo nello stesso percorso. Non è la norma, perché la maggior parte dei protocolli affronta prima una cosa e poi l’altra, allungando i tempi e lasciando che nel frattempo l’acne continui a produrre nuovi segni. Lavorare sui due fronti insieme significa calibrare ogni scelta due volte, una per il sebo e una per il pigmento, ma è l’unico modo per non rincorrere il problema.

Sulle forme cistiche usiamo il laser Accure insieme a protocolli cutanei costruiti sul singolo paziente. Accure lavora a 1726 nm, una lunghezza d’onda assorbita dal sebo e non dalla melanina, quindi agisce sulla ghiandola sebacea lasciando il pigmento fuori dalla partita. È la ragione per cui si può usare anche qui, dove la maggior parte dei laser per l’acne diventa rischiosa.

Come lavoriamo su queste pelli

Il fototipo si valuta, non si stima a occhio

Classifichiamo il fototipo secondo la scala Fitzpatrick e completiamo la valutazione con Observ 520x, che mostra la profondità della pigmentazione e il livello di infiammazione. Due persone con la stessa carnagione apparente possono comportarsi in modo molto diverso.

Prima si prepara la pelle

Su molti percorsi si comincia calmando i melanociti e spegnendo l'infiammazione, prima di qualsiasi trattamento strumentale. È quella preparazione a decidere quanto margine avremo dopo.Quando la barriera è compromessa in modo serio, ripararla diventa il primo obiettivo. Quando invece il danno è contenuto, la pelle la ricostruisce da sola e ci limitiamo a non ostacolarla.

L'infiammazione viene prima di tutto

Su queste pelli l'infiammazione è il vero avversario, più della macchia in sé. Ogni scelta, dal prodotto domiciliare alla distanza fra una seduta e l'altra, tiene conto di quanto stiamo chiedendo alla pelle e di quanto può sopportare senza reagire.Quando la barriera è compromessa in modo serio, ripararla diventa il primo obiettivo. Quando invece il danno è contenuto, la pelle la ricostruisce da sola e ci limitiamo a non ostacolarla.

La routine domiciliare fa parte del protocollo

I prodotti che il paziente usa ogni giorno sono lo strumento più importante che abbiamo. Una seduta dura mezz'ora una volta al mese, la routine lavora di continuo. Costruita bene porta risultati anche prima di accendere un apparecchio, costruita male può annullare mesi di lavoro.Quando la barriera è compromessa in modo serio, ripararla diventa il primo obiettivo. Quando invece il danno è contenuto, la pelle la ricostruisce da sola e ci limitiamo a non ostacolarla.

La tecnologia si sceglie sul paziente

Lunghezza d’onda e parametri dipendono dal fototipo, dalla profondità della pigmentazione e da come la pelle si è comportata nella fase di preparazione. Su un fototipo IV certe scelte sono possibili, su un fototipo VI cambiano completamente.

Non lavoriamo sempre a bassa energia. Su una pelle preparata bene a volte l’energia giusta è alta, e usarla è esattamente quello che serve. Quello che non facciamo mai è deciderlo prima di aver visto come reagisce quella pelle.

Quando la barriera è compromessa in modo serio, ripararla diventa il primo obiettivo. Quando invece il danno è contenuto, la pelle la ricostruisce da sola e ci limitiamo a non ostacolarla.

Le quattro situazioni che vediamo più spesso

Chi arriva qui ha quasi sempre già provato altrove. I racconti si somigliano e si dividono più o meno in quattro.

La situazione è peggiorata

È di gran lunga la più frequente. A volte la macchia si è estesa, altre volte è tutto l'incarnato che si è scurito in modo diffuso, anche dove il problema non c'era. Con l'acne succede spesso, un trattamento troppo aggressivo aumenta l'infiammazione e la pelle risponde producendo più segni di quanti ne avesse all'inizio.

È rimasto un danno permanente

Laser usati con parametri sbagliati, acidi troppo forti o applicati su una pelle non pronta. Su un fototipo alto certe conseguenze non si riassorbono da sole e in alcuni casi non si recuperano del tutto. Sono situazioni delicate, che richiedono di sapere fin dove si può intervenire e dove invece l'obiettivo diventa gestire e contenere. Abbiamo esperienza in questo tipo di casi.Quando la barriera è compromessa in modo serio, ripararla diventa il primo obiettivo. Quando invece il danno è contenuto, la pelle la ricostruisce da sola e ci limitiamo a non ostacolarla.

Mi hanno detto che non si poteva fare

Una persona esce da un centro convinta che per la sua pelle non esista una strada. Quasi sempre non è così. Significa soltanto che in quel centro mancava l'esperienza o la tecnologia adatta a quel fototipo, il che è un limite di chi valuta, non della pelle di chi chiede.Quando la barriera è compromessa in modo serio, ripararla diventa il primo obiettivo. Quando invece il danno è contenuto, la pelle la ricostruisce da sola e ci limitiamo a non ostacolarla.

Non è cambiato niente

Né meglio né peggio. Sedute fatte, tempo passato, situazione identica. Lo vediamo soprattutto sui percorsi per le cicatrici, dove la tecnica va scelta in base al tipo di cicatrice e usare l'approccio sbagliato non produce danni ma nemmeno risultati.Quando la barriera è compromessa in modo serio, ripararla diventa il primo obiettivo. Quando invece il danno è contenuto, la pelle la ricostruisce da sola e ci limitiamo a non ostacolarla.

In tutti e quattro i casi si riparte dallo stesso punto, capire cosa è stato fatto e come ha reagito la pelle.

Adestetic Milano

Su cosa lavoriamo più spesso

Un capitolo a parte è il capello afro. Struttura del follicolo, curvatura e densità lo rendono diverso da qualsiasi altro tipo di capello, sia nella gestione della caduta sia quando si arriva al trapianto, dove la curvatura sottocutanea rende l’estrazione più delicata e richiede una tecnica specifica. Non tutti i centri la praticano. Il trapianto viene eseguito nella nostra sede di Istanbul, dove l’equipe ha esperienza dedicata su questo tipo di capello.

Da dove arrivano i nostri pazienti

Una parte vive o lavora a Milano. Molti arrivano da fuori regione, anche dal sud e dalle isole, spesso dopo aver cercato a lungo qualcuno disposto a trattare la loro pelle.

Seguiamo con continuità persone delle comunità filippina, cinese, pakistana, indiana e sudamericana, dal Perù all’Ecuador, dal Venezuela al Brasile e all’Argentina, sia residenti in Italia sia arrivate qui apposta per un percorso. Non è una questione di provenienza ma di fototipo, sono popolazioni in cui i fototipi IV, V e VI sono prevalenti.

In clinica parliamo italiano, inglese e filippino.

Siamo in zona Porta Romana e arrivarci è semplice anche da fuori città. Dalla stazione di Milano Centrale e da Cadorna si arriva in una quindicina di minuti con la metropolitana, e chi atterra a Linate impiega più o meno lo stesso tempo. Dagli altri aeroporti i collegamenti in bus portano comunque a Milano Centrale.

Gli intervalli fra una seduta e l’altra non si possono comprimere, perché ogni protocollo ha i suoi tempi e accorciarli significa lavorare su una pelle non ancora pronta.

Quello che facciamo è organizzare ogni visita in modo che il viaggio valga la giornata, concentrando nella stessa seduta tutto ciò che è compatibile.

Approfondimenti

FAQ

Domande frequenti

Dipende dal laser e soprattutto da come viene usato. Per l’epilazione lavoriamo con Motus AY PRO di Deka, dove la sorgente Nd:YAG 1064 nm e la tecnologia Moveo permettono di trattare anche i fototipi alti in tempi contenuti. Sulle discromie il Pico laser resta il nostro strumento di riferimento, e accanto a questi ci sono altre tecnologie che scegliamo caso per caso. Quello che conta però non è la lista degli apparecchi, è sapere quale usare, quando e con quali parametri.

Non possiamo dirlo prima di aver visto la pelle. Ma un rifiuto altrove raramente dipende dalla pelle di chi lo riceve, dipende quasi sempre dall’esperienza di chi la sta guardando. Un apparecchio si compra, un protocollo no. I nostri sono il risultato di anni di lavoro su questi fototipi e sono la parte che non si trova in nessun catalogo. Avere una macchina in sala non significa saper trattare qualsiasi pelle con quella macchina.

Su molte discromie succede il contrario, i risultati arrivano in meno sedute. Per l’epilazione e per alcuni trattamenti laser i tempi invece si allungano, perché si lavora con più cautela.

Nella maggior parte dei casi migliora. I tempi dipendono da quanto è profonda e da quanto tempo è presente, quindi prima si interviene e meglio è.

Portala alla prima visita. Alcuni di questi prodotti funzionano, altri contengono sostanze che peggiorano la situazione a lungo termine. La cosa più utile è guardare insieme cosa stai usando prima di decidere.

Gli intervalli fra le sedute sono dettati dal protocollo e non si possono accorciare, ma raggiungerci è semplice. Siamo a Porta Romana, una quindicina di minuti di metropolitana da Milano Centrale e da Cadorna, e circa lo stesso tempo da Linate. Organizziamo ogni visita concentrando tutto quello che è compatibile nella stessa giornata.

Adestetic Milano

Ogni percorso inizia con una valutazione personalizzata

Alla prima visita analizziamo la pelle con Observ 520x, raccogliamo la storia dei trattamenti già fatti e definiamo insieme il percorso più adatto.

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